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GUIDA TURISTICA

Ebrei a Rorà durante la seconda guerra mondiale

Anche il vallone di Rorà visse, nel periodo della Resistenza, analogamente a quanto accadde in Val Pellice, esperienze dolorose. Del tutto particolare fu invece il fatto che in quel periodo ospitò un gruppo di famiglie della comunità ebraica di Torino.

Il fatto in sé casuale va collocato nel fenomeno dello sfollamento; i bombardamenti sempre più frequenti sulla città costrinsero molti torinesi ad emigrare e la Val Pellice, per una sua tradizione turistica consolidata e per l’accesso facilitato dalla ferrovia diventò così sede di numerose famiglie torinesi, anche ebraiche. Nel 1942 il comune di Luserna san Giovanni denunciava la presenza di parecchi cittadini ebrei.

Con l’8 settembre la situazione mutò radicalmente; alle discriminazioni delle leggi antisemite del governo fascista si sovrapposero quelle naziste con le deportazioni e i campi di sterminio.

La condizione degli ebrei diventò tragica e alcune famiglie cercarono riparo in località più appartate; il vallone di Rorà sembrava adatto anche perché occupato molto presto da bande partigiane.

Trovarono così sistemazione in affitto presso famiglie rorenghe le famiglie De Benedetti di sei persone, due famiglie Levi, rispettivamente di due e cinque, una Amar di tre, una Bachi di due, e Terracini di tre. Terracini pittore e scultore ha lasciato una documentazione molto interessante di quel periodo, Mario Levi e Carmela Mayo si inserirono attivamente nella Resistenza.

Queste 21 persone, numero in sé poco rilevante ma significativo se si considera che la popolazione superava di poco le 200 persone, vissero ufficialmente come sfollati, naturalmente con documenti falsi, senza essere denunciati, cosa che avrebbe potuto avvenire facilmente dato il premio di denuncia.

A riconoscenza di questa assistenza la comunità ebraica di Torino rilasciava al Comune e alla famiglia di Giovanni Mourglia un diploma di benemerenza.

Alcuni membri di queste famiglie, in particolare le sorelle De Benedetti, si attivarono perché il Governo italiano desse un riconoscimento ufficiale a questo gesto di solidarietà. Accogliendo questa richiesta il presidente della Repubblica conferiva così in data 8 novembre 2004 la medaglia di bronzo al valore civile al Comune di Rorà con la seguente motivazione:

«Con spirito cristiano ed encomiabile virtù civile durante l’ultimo conflitto mondiale si distinse nel dare ospitalità e rifugio a numerose famiglie ebraiche salvandole dalla cattura e dalla deportazione da parte dei nazifascisti. Splendido esempio di amore per il prossimo e di solidarietà fra i popoli».

L’11 settembre 2005, per festeggiare l’onorificenza, la comunità rorenga si radunò insieme ad alcuni membri delle famiglie ospitate allora e la “Compagnia delle querce” rievocò in uno spettacolo gli avvenimenti di 60 anni prima.

Questa pagina di storia rorenga ha fatto oggetto di ricerca da parte di molte scolaresche: a Luserna, Rorà, Pinerolo, del Liceo Gioberti di Torino.





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