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La Storia

Rorà è la trascrizione dell’antico nome del paese, che significa querceto (da rou, quercia), alludendo ai boschi che anticamente ricoprivano la valle.

La sua storia è quella di tutti i villaggi di montagna del Piemonte: feudo di una casata nobiliare (i Luserna), successivamente comunità libera (nel XVII secolo si parlava della Magnifica Comunità di Rorata).

La storia di Rorà è caratterizzata anche (così come diversi Comuni circostanti, facenti parte delle cosiddette valli valdesi) dalla presenza dei valdesi, movimento religioso nato nel XII secolo a Lione dalla vicenda di Valdo (da qui il nome), un mercante che abbandonò tutti i propri averi per seguire l'insegnamento di Cristo. Il suo movimento, simile per certi versi a quello di San Francesco, fu però scomunicato dalla Chiesa romana.

Nel Cinquecento i valdesi aderirono alla Riforma protestante, organizzando le loro comunità sul modello calvinista e incontrando l'opposizione del loro sovrano: furono quindi vittime di discriminazioni giuridiche, incarcerazioni, violenze, rischiando di scomparire. Nel 1655 le truppe invasero le valli valdesi e Rorà fu difesa da Giosuè Gianavello e dai suoi uomini. Nel 1686 ci fu una nuova persecuzione, molti vennero deportati e imprigionati, o esiliati in Svizzera, tornando però tre anni dopo in quello che viene conosciuto come il Glorioso Rimpatrio. I diritti civili e politici vennero riconosciuti solo il 17 febbraio 1848.

In quanto comune di montagna, Rorà è stata toccata dal fenomeno dell’emigrazione, nella seconda metà dell’Ottocento (soprattutto verso la Francia e il Sud America, fondando la cittadina argentina di Alejandra, con cui il Comune è gemellato), e dello spopolamento; a differenza di altri comuni, però, ha potuto affiancare ad un’economia agricola povera un’attività più redditizia e a livello industriale, fino allOttocento con la produzione della calce, e in seguito con la lavorazione della pietra di Luserna.